Von Der Leyen e le elezioni italiane

Von Der Leyen e le elezioni italiane

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Di Pasquale Cicalese

All’Università di Princeton ieri, in un incontro, lo riferisce Repubblica, la Von der Leyen, riferendosi tra gli altri alle elezioni italiane, ha detto: “se va male, abbiamo tutti gli strumenti… (Come abbiamo fatto con Polonia e Ungheria)”.

Si completa così un percorso iniziato nel 1972 con il Piano Werner di unificazione monetaria e della Trilaterale del 1975 tesi a svuotare le democrazie occidentali, in vista della perdita di ruolo dei movimenti operai occidentali, allora alla testa delle rivendicazioni sociali, economiche e financo democratiche. Vennero l’Atto Unico Europeo e il Trattato di Maastricht, il cui caposaldo è la stabilità dei prezzi e la cessione di sovranità, con l’effetto voluto di aumentare la disoccupazione, l’esercito industriale di riserva, la precarizzazione dei rapporti di lavoro e la deflazione salariale, in vista di una ripresa della profittabilità delle imprese.

Lo svuotamento delle democrazie si completava mediante la “programmazione economica comunitaria” che trovava, da noi, con il Def e la Finanziaria la sua declinazione, una programmazione tesa alla privatizzazione dello Stato e degli strumenti economici, secondo il principio “Più Stato per il Mercato”.

Tutti gli istituti pubblici storici della storia repubblicana italiana furono soppressi ,o sminuiti. La leva del comando economico passava a Bruxelles e Francoforte, nel mentre il teatrino della Seconda Repubblica, con risse da comari, copriva lo svuotamento degli istituti democratici.

Ora, con la presa di posizione della Von der Leyen, che evidentemente si aspetta proteste continentali, arriva il tempo della repressione, per “difendere la democrazia”, la democrazia plutocratica, nel vero senso del termine.

Tratto da: L’Antidiplomatico

 

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