“Per bloccare l’ascesa della Cina”. La portaerei Cavour in missione verso il Pacifico

“Per bloccare l’ascesa della Cina”. La portaerei Cavour in missione verso il Pacifico

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di Fulvio Beltrami – Il Faro di Roma

Il 28 marzo, in piazza del Popolo a Roma, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in compagnia dell’ex rappresentante della Confindustria settore armi, Guido Crosetto, posizionato lo scorso ottobre a dirigere il Ministero della Difesa, ha regalato ai centinaia di bimbi innocenti e al popolo italico il patetico show Made in USA in occasione del centenario dell’Aeronautica militare italiana.

La premier è salita a bordo di un F35 stile Top Gun alla romana, simulando la guida.

La pubblicazione del video su tutti i suoi canali social doveva risollevare la popolarità della premier, in caduta per le infauste scelte di politica estera, il servilismo verso i diktat di Stati Uniti e l’élite dell’Unione Europea, l’insensato supporto militare ad un paese non europeo e filo-nazista, una manna per le aziende belliche rappresentate dal Signor Crosetto fino al settembre 2022, ma un vero e proprio dissanguamento economico per il Paese.

Le impopolari politiche interne e il cinismo dimostrato durante la strage del naufragio di Cutro: 92 morti con bilancio ancora provvisorio (il 92° corpo è stato ritrovato ieri) completano il deludente quadro di un promettente leader dell’opposizione che, giunto ai vertici dello Stato,  sta dimostrando serie difficoltà nella capacità di gestire il Paese.

Dall’inizio di gennaio il governo Meloni ha inaugurato una campagna di comunicazione improntata sul militarismo e la glorificazione dell’esercito italiano che sembra essere più rivolta a giustificare le spese militari che soddisfare la storica vene militarista della destra italiana, spesso nostalgica del fascismo. Una campagna di comunicazione evidentemente mal concepita visto che i risultati ottenuti sono un aumento del sostegno alla pace e opposizione alla vendita di armi da parte dell’opinione pubblica e una palese insofferenza per il teatrino propagandistico che ruota attorno alle Forze Armate italiane.

Dopo lo show di Piazza del Popolo giunge la missione nel Pacifico della nave ammiraglia della Marina Militare, la portaerei Cavour, notizia ufficiale arrivata dal sottocapo di stato maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto e confermata dal presidente del consiglio Giorgia Meloni con enfasi piena di ulteriori grottesche affermazioni.

Secondo la premier Meloni la nostra portaerei sarà inviata nel pacifico niente meno che per “bloccare l’ascesa della Cina”.

La Cavour è attesa nell’area verso maggio in concomitanza con il summit dei G7 di Hiroshima. la missione sarà preceduta dall’invio nel Pacifico del pattugliatore d’altura Morosini, che compirà una crociera addestrativa di quattro mesi.

La portaerei Cavour, costruita da Fincantieri e costata la bellezza di 1,3 miliardi di euro, è entrata in servizio nel 2009. Sotto un punto di vista strettamente militare la Cavour è una nave militare di limitate capacità offensive, in quanto appartiene alla classe STOVL – Short Take Off and Vertical Landing (Decollo breve e atterraggio verticale).

La Cavour imbarca un totale di 20 aeromobili. Qualcuno nella Marina si azzarda a dire che può ospitare fino 36 aeromobili ma sembra più una cifra fornita per ragioni di propaganda.

Attenzione però, non sono tutti aerei da combattimento come la nostra immaginazione (drogata dai film di Hollywood) potrebbe indurci a pensare. A causa della ridotta superficie dell’aviorimessa (2500 m²) la Cavour può accogliere 12 elicotteri SH-3D, NH-90 e EH-101 o in alternativa 4 elicotteri e 8 caccia F-35B o V/STOL AV-8B Harrier II Plus.

Anche la ridotta dimensione del ponte di volo – 186 metri – non permette un facile decollo e atterraggio degli aerei da combattimento.

La prima volta che una marina militare moderna introdusse l’uso della portaerei fu nel 1911 quando la US Navy varò la USS Langley, seguita nel 1922 dalla portaerei giapponese H?sh?. La USS Langley portava 39 aerei da guerra mentre la H?sh? 32 aerei.

Attualmente il Paese che fa largo uso delle portaerei sono gli Stati Uniti, che attualmente ne possiedono 43 in servizio nei vari mari del pianeta.

La portaerei per sua concezione è una mezzo offensivo destinato a facilitare gli attacchi dell’aviazione militare. Una concezione che mal si concilia con la nostra Costituzione (ormai trattata peggio del zerbino) visto che chi usa una portaerei vuole attaccare qualcun altro.

Secondo gli standard americani una portaerei per svolgere tale compito deve avere una capacità ideale di portare 90 aerei da combattimento di diverso tipo. La più piccola portaerei americana ha una capacità di 64 aerei. Sotto questa soglia la portaerei è praticamente inutile da un punto di vista di efficacia d’attacco e serve (come nel caso della nostra Cavour) per pavoneggiare vane glorie militari.

La flotta militare americana nel Pacifico conta 200 navi con 230.000 uomini tra cui 3 portaerei da 84 aerei cadauna. Alla flotta vanno aggiunti 2000 aerei tra caccia, fortezze volanti, bombardieri e trasporto truppe/mezzi dislocati nelle varie basi in Giappone e nei Paesi alleati.

La flotta americana lavora in stretta simbiosi con quelle britannica e australiana. La mini portaerei Cavour, con una capacità di aerei inferiore alle portaerei di cent’anni fa, è praticamente inutile in un scenario di guerra dove i giganti si potrebbero scontrare. Nel miglior dei casi giocherà il ruolo del topolino che morde la coda del Dragone cinese.

Inutile sì, ma costosissima. Il costo operativo di una portaerei americana è di 7 milioni di dollari al giorno secondo i dati forniti dalla US Navy. Essendo la Cavour di modestissime dimensioni si può ipotizzare un costo giornaliero dai 2,5 ai 3 milioni di dollari.

Per ogni ora di volo degli F35 o V/STOL il costo varie dai 30mila ai 36mila dollari. Normali sono le esercitazioni di volo settimanali su una portaerei in tempo di pace. E questo è solo la punta dell’iceberg.

Quando andiamo ad analizzare i costi per la difesa della portaerei, il rischio di infarto diventa alto. Anche i nostri ammiragli sanno che senza una flotta di navi di scorta, qualsiasi portaerei è alla mercé del nemico indipendentemente da quanti sistemi di difesa possiede.

La flotta standard di protezione prevista dalla marina americana ha un costo operativo giornaliero stimato sui 8 milioni di dollari. La Marina militare italiana ha previsto una flotta di protezione più modesta, composta da un cacciatorpediniere, una fregata e un rifornitore che costerà di media circa 4 milioni di dollari al giorno.

Inoltre la Cavour ha una autonomia di circa 18 giorni di navigazione continuata prima di necessitare di manutenzione che risulta iper-costosa. Anche la mini flotta italica necessita di manutenzione, quindi altre centinaia di migliaia di euro che escono dalle casse dello Stato.

Quale è la preparazione dell’equipaggio della Cavour a sostenere uno scontro navale con una potenza straniera del calibro della Cina? Praticamente sconosciuta.

La carriera della Cavour si può riassumere nella frase «Dolce Vita». Ha partecipato all’operazione umanitaria «White Crane» con le forze armate brasiliane, a varie celebrazioni della Festa dalla Marina Militare nel golfo di Napoli, nel 2011 La Russa (all’epoca Ministro della Difesa) la mobilitò all’interno del navale italiano disposto nel Mediterraneo in risposta ai rivolgimenti socio-politici in Libia.

Da novembre 2013 ad aprile 2014, assieme al 30º Gruppo Navale, ha effettuato il periplo del continente africano dove in vari porti africani le navi sarebbero state trasformate in fiere galleggianti per promuovere le armi italiane ai vari dittatori locali, secondo fonti ex MAECI.

Nel mese di novembre 2014 è stata impegnata per attività di rappresentanza ed intensa attività addestrativa nel mar Adriatico (“solcato” per la prima volta) e nel mar Ionio, toccando i porti di Augusta, Trieste, Bari, Ortona (fonda), Teodo (Montenegro) e Ragusa (Croazia).

Dal giugno 2015 è stata la nave ammiraglia della missione Operazione Sophia (EUNAVFOR Med)[20], fino al maggio 2016.

Nel 2021 partecipa all’esercitazione “Mare Aperto 2021”. Sempre nel 2021 vengono introdotti sulla Cavour i primi F-35B con l’obiettivo di partecipare alla Task forza delle marine militari NATO di Francia, Inghilterra e Stati Uniti per pattugliare I mari intorno all’Europa, Mediterraneo incluso.

Operazioni divenute di vitale importanza strategica dall’inizio del conflitto ucraino. Evidentemente la presenza della Cavour nello strategico pattugliamento dei mari europei non è stata considerata di gran valore ed importanza visto che gli alleati NATO non hanno obiettato alla decisione del nostro governo di spedire la Cavour dall’altra parte del mondo.

Qualcuno potrebbe obiettare che i costi qui stimati rappresentano esagerate approssimazioni. Il rischio non si esclude, per questo chiediamo alla Marina Militare, ministeri della Difesa e Finanza e al Governo un dettagliato ragguaglio sul costo giornaliero di questa operazione nel Pacifico che il nostro Paese è chiamato a sostenere causa decisioni che di certo non scaturiscono dalla volontà dei cittadini italiani.

L’esatto costo giornaliero moltiplicato per la durata dall’operazione, sarebbe una utile base per calcolare quante infrastrutture civili e azioni di supporto per migliorare la nostra vita (reddito di cittadinanza compreso) si potevano finanziare con gli stessi fondi stanziati.

Riassumendo: l’avventura della Cavour nel Pacifico ci costerà una fortuna, ma la nostra mini portaerei e navi di scorta non offriranno nessun valido contributo militare alle marine americana, britannica e australiana, sia per le sue limitare capacità offensive sia per una preparazione militare del suo equipaggio mai testata in un combattimento marittimo contro un nemico serio, potente e determinato: il classico “battesimo del fuoco”.

Quindi perché la Meloni ha deciso di inviare la Cavour raccontando addirittura che la presenza della mini portaerei bloccherà l’ascesa della Cina?

Le motivazioni sembrano scarne e irrazionali. Il desiderio dell’esecutivo di Giorgia Meloni di porre l’impronta italiana nella geopolitica internazionale del Pacifico, la necessità di continuare (volenti o dolente) il servilismo atlantico imposto alla leader di Fratelli d’Italia che due anni prima dichiarava ad alta voce il sostegno alle ragioni della Russia nella guerra civile del Donbass in Ucraina, denunciava la «sporca politica europea delle sanzioni», ammirava il Presidente Vladimir Putin e si dichiarava a favore del vaccino Sputnik.

Quelli erano i tempi degli «interessi italiani», velocemente dimenticati per poter avere le benedizioni di Ursula von der Leyer, Emmanuel Macron e Joe Biden.

Infine vi è da prendere in considerazione altri due fattori. Il primo, la mai rinnegata attrazione per il militarismo che sembra iscritto nel DNA della destra fascista. Quello stesso amore ossessivo e puerile che indusse il DUX a portare l’Italia in guerra credendo di avere un esercito invincibile senza comprendere che nella realtà in nostro esercito era impreparato e inadeguato.

Il secondo fattore è «business as usually». La mini flotta italiana nel Pacifico è militarmente insignificante ma gli enormi costi operativi giornalieri muoveranno affari e profitti.

Fonte: L’Anridiplomatico

 

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