La morte di JFK e la verità nascosta sulle implicazioni Mafia-Cia

La morte di JFK e la verità nascosta sulle implicazioni Mafia-Cia

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Tempo di lettura: 3 min

Due giorni fa l’anniversario del magnicidio del 35° presidente degli USA

Di Giorgio Bongiovanni 

L’assassinio del 35°presidente Usa, John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas il 22 novembre 1963, è uno di quei misteri irrisolti che si nasconde tra le pieghe del tempo del Mondo. Eppure 59 anni dopo la morte possiamo sicuramente dire che ci sono nuove certezze. Una su tutte che la versione ufficiale che vede un mentecatto come Lee Harvey Oswald, pianificare ogni dettaglio, aspettare l’auto presidenziale che gira l’angolo in Elm Street per poi aprire il fuoco, fa acqua da tutte le parti.
E qualche anno fa, su input dell’ex Presidente Donald Trump, furono desecretati documenti nuovi sul delitto in cui emerse che, ad assassinare Kennedy, Oswald non c’entrava nulla.
Le attenzioni, secondo quelle carte, andrebbero puntate su un agente di polizia, J. D. Tippit. Un soggetto, quest’ultimo, ucciso il 22 novembre 1963, a colpi di pistola, 45 minuti dopo l’attentato a Kennedy sulla Dealy Plaza di Dallas. Furono 12 i testimoni del delitto Tippit. Otto di loro riconobbero o credettero di riconoscere Oswald nel killer, sia durante i confronti sia con l’ausilio di foto segnaletiche.
Ma se questo dato era noto, la novità emersa è che Oswald e Tippit si fossero incontrati in un night-club di Jack Ruby, giusto una settimana prima dell’assassinio di Kennedy. Ruby, legato alla mafia locale, avrebbe poi ucciso Oswald nei sotterranei della polizia di Dallas. Diventa così più che un’ipotesi il fatto che Ruby sia intervenuto per tappare la bocca allo stesso Oswald ed evitare che lo stesso raccontasse la verità su quanto avvenuto.
Atti che si aggiungono all’inchiesta condotta dal giudice Jim Garrison, in cui si dimostrava che la CIA era stata aiutata da “altri”, come la stessa FBI o, seppur marginalmente, la Mafia. Teorie che verranno anche riprese nel film “JFK” del regista Oliver Stone.
Da sempre nel nostro giornale ci siamo occupati di questo “magnicidio” che si lega inevitabilmente anche all’assassinio del fratello Robert. Ed oltre ad aver letto svariati rapporti come quello della commissione Stokes, il Select Committee on Assassination of the U.S. House of Representatives, abbiamo intervistato Gianni Bisiach, nei giorni scorsi deceduto.

Parliamo di uno dei giornalisti italiani sicuramente più vicino alla famiglia Kennedy (in particolare a Ted), che ha avuto accesso ai segreti di una delle più importanti famiglie americane, proprio per quel rapporto di amicizia instaurato con i tre fratelli.
Il convincimento di Bisiach, che abbiamo fatto nostro, è che “dopo la crisi dei missili di Cuba (quando il mondo si era salvato dal rischio della Terza Guerra Mondiale), Kennedy decise di rappacificarsi con Fidel Castro e con l’Unione Sovietica. Per questo aprì la ‘linea rossa’, il telefono con il Cremlino. Fece disdire “l’incarico” ai mafiosi, chiuse i campi della CIA dove venivano addestrati i cubani che si preparavano per lo sbarco a Cuba. Robert Kennedy cominciò poi al senato una inchiesta a tutto campo su Cosa Nostra e all’epoca non si sapeva ancora che si chiamava Cosa Nostra (ne parlò Joe Valachi nel mese di settembre del 1963, due mesi prima dell’assassinio di Kennedy). Questi grandi mafiosi decisero quindi di uccidere Kennedy. Alcuni settori della CIA erano sicuramente contro il presidente. In particolare lo era Allen Dulles, che Kennedy aveva cacciato via, insieme a quelle persone che fecero lo scandalo Watergate; quegli stessi che poi furono arrestati nella Dealy Plaza dopo gli spari contro Kennedy e che insieme a Calogero Minacori (alias Carlos Marcello, ndr) decisero di eliminarlo. Si è trattato di un “cambio di obiettivo”: la Mafia doveva uccidere Fidel Castro, quando Kennedy cambiò idea, la Mafia decise di uccidere lui durante il viaggio a Dallas… con un’organizzazione di tipo militare…”.

Oggi, nel ricordare il Presidente Kennedy proponiamo la nostra pubblicazione del 2013, in cui ricostruiamo diversi passaggi, accompagnato dall’intervista integrale al compianto giornalista, che ebbe il coraggio di raccontare la verità.

Per leggere l’intervista ⬇️⬇️⬇️

https://www.antimafiaduemila.com/rubriche/giorgio-bongiovanni/92613-la-morte-di-jfk-e-la-verita-nascosta-sulle-implicazioni-mafia-cia.html

 

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