Assange in tribunale – di Craig Murray

Assange in tribunale – di Craig Murray

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Tempo di lettura: 6 min

Buonasera cari lettori, vi proponiamo un articolo scritto 6 giorni fa, ma comunque importante per farsi un idea di come l’occidente libero e democratico in realtà sia una finzione ben architettata.

Di Craig Murray

Sono rimasto profondamente turbato in qualità di testimone degli eventi che si sono svolti ieri presso la Westminster Magistrates Court. Ogni decisione è stata pilotata attraverso gli argomenti e le obiezioni inascoltate della difesa di Assange da un giudice che non si dava quasi la pena di fingere di prestare attenzione.


Prima che mi dilunghi sull’evidente mancanza di un processo equo, la prima cosa che non posso fare a meno di notare è lo stato di Julian Assange. Sono rimasto profondamente sbigottito da quanto peso il mio amico abbia perso, dalla velocità con cui si è incanutito e dall’evidenza di un prematuro invecchiamento in rapido avanzamento. [Assange] ha una marcata zoppia che non avevo mai notato prima. Da quando è stato arrestato, è dimagrito di 15 chili.


Ma il suo aspetto fisico era ben poca cosa paragonato al declino mentale; quando gli è stato chiesto di dire il suo nome e la sua data di nascita, ha faticato visibilmente per svariati secondi per ricordare entrambi. Parlerò al momento opportuno dell’importante contenuto della sua dichiarazione alla fine dell’udienza, ma la sua difficoltà nel parlare era più che evidente; ha dovuto sforzarsi veramente per articolare le parole e concentrarsi su una linea di pensiero.


Fino a ieri ero sempre stato tacitamente scettico delle voci- anche di quella di Nils Melzer, il Relatore Speciale ONU sulla tortura-, secondo cui il trattamento inflitto a Julian equivaleva ad una tortura, e parimenti scettico anche verso coloro che sostenevano che venisse sottoposto a trattamenti farmacologici debilitanti. Ma, dopo aver assistito ai processi in Uzbekistan di diverse vittime di forme estreme di tortura e avendo lavorato con dei profughi della Sierra Leone e di altri paesi, posso dire che da ieri mi sono ricreduto completamente e che Julian esibiva esattamente gli stessi sintomi delle vittime di tortura portati semi-accecati alla luce del giorno, in particolare in termini di disorientamento, confusione e di sforzo palpabile nell’affermare la propria libera volontà al di sopra di un acquisito senso di impotenza e disperazione.


Sono stato più che incredulo di fronte a quanti, come un anziano membro della difesa aveva sostenuto in una conversazione con me domenica sera, affermavano di essere preoccupati che Julian potesse non sopravvivere fino alla fine del processo di estradizione. Adesso mi ritrovo non solo a crederlo anch’io, ma ad essere perseguitato da questo pensiero.


Tutti i presenti ieri in quell’aula hanno potuto vedere come uno dei più grandi giornalisti e dei più importanti dissidenti del nostro tempo venga torturato fino alla morte dallo stato di fronte ai nostri occhi. Vedere il mio amico, la persona più eloquente e dotata dell’intelligenza più pronta che io abbia mai conosciuto, ridotto ad una larva umana confusa e incoerente è stato insopportabile. Eppure i rappresentanti dello stato, in particolare l’insensibile giudice Vanessa Baraitser, non erano solo pronti, ma anche impazienti di prendere parte a questa partita sanguinaria. La Baraitser gli ha persino detto che, se non era in grado di seguire il dibattimento, gli avvocati avrebbero potuto spiegargli più tardi cosa era successo. Il pensiero di come e perché un uomo che, in base a quelle stesse accuse che lo riguardano, era riconosciuto come altamente intelligente e competente, fosse stato ridotto ad una persona incapace di seguire dei procedimenti giudiziari, non le ha dato la benché minima preoccupazione.


L’accusa contro Julian è molto specifica; aver cospirato con Chelsea Manning per la pubblicazione dei Diari di Guerra dell’Iraq, dei Diari di Guerra dell’Afghanistan e dei cablò della diplomazia statunitense. Le accuse non hanno nulla a che vedere con la Svezia, con il sesso, con le elezioni americane del 2016, una semplice distinzione che i principali organi di informazione sembrano incapaci di cogliere.
Lo scopo dell’udienza di ieri era la gestione del caso ovvero della tempistica per la procedura di estradizione. I punti chiave della questione erano che la difesa di Julian aveva richiesto una proroga e argomentato che i crimini politici erano esplicitamente esclusi dal trattato di estradizione. Era necessario pertanto, secondo la loro linea argomentativa, fissare un’udienza preliminare per decidere se il trattato di estradizione si applicasse ai reati contestati.
Le ragioni fornite dalla difesa di Assange a sostegno della loro richiesta di più tempo per prepararsi erano al tempo stesso cogenti e allarmanti; essi avevano scarsi contatti con il loro cliente in prigione e non era stato consentito loro di lasciargli alcun documento relativo al caso fino ad una settimana fa. Gli era anche centellinato l’accesso ad un computer e tutti i documenti e i materiali di rilievo per la preparazione del caso erano stati prelevati dall’Ambasciata dell’Ecuador dal Governo statunitense; gli era negato l’accesso ai suoi stessi appunti per la preparazione del suo caso.


Inoltre, i legali della difesa hanno argomentato che sono in contatto con i tribunali spagnoli in merito ad un importante inchiesta in corso a Madrid che avrebbe fornito delle prove cruciali a sostegno del fatto che la CIA abbia ordinato direttamente che Assange venisse spiato nell’ambasciata attraverso una società spagnola, la UC Global, che era stata incaricata dalla sede diplomatica ecuadoriana di fornire servizi di sicurezza. Questo riguardava soprattutto l’intercettazione di conversazioni riservate tra Assange e i suoi avvocati mentre pianificavano la strategia difensiva contro il procedimento di estradizione che era in corso negli Stati Uniti dal 2010.
In qualunque processo questo fatto da solo sarebbe sufficiente a far archiviare il procedimento per l’estradizione; a proposito sono venuto a sapere domenica che il materiale spagnolo mostrato in tribunale, e che è stato commissionato dalla CIA, includeva specificamente delle registrazioni video ad alta risoluzione di me e Julian mentre discutevamo di svariati argomenti.


Le prove presentate al tribunale spagnolo includevano anche un complotto della CIA per rapire Assange, che mostrava l’atteggiamento delle autorità statunitensi nei confronti del rispetto della legalità nel suo caso, e sul trattamento che quindi poteva aspettarsi negli Stati Uniti. Il team di Julian ha spiegato che il processo legale spagnolo e’ attualmente in corso, e le prove emerse sarebbero estremamente importanti, ma che potrebbe non essere finito e quindi le prove non completamente convalidate e disponibili in tempo per l’attuale calendario proposto per le udienze di estradizione di Assange.


Per l’accusa, James Lewis QC ha dichiarato che il governo si è fortemente opposto a concedere alla difesa un rinvio per la preparazione del caso, e si è fortemente opposto a qualsiasi considerazione circa il fatto che l’accusa riguardasse un reato politico, quindi escluso dal trattato di estradizione. Baraitser, prendendo spunto da Lewis, ha dichiarato categoricamente che la data dell’udienza di estradizione, il 25 febbraio, non poteva essere cambiata. Prima di questo, Baraitser si era mostrata aperta a cambiamenti nelle date per la presentazione di prove, e aveva concesso un intervallo di dieci minuti all’accusa e alla difesa per concordare questi passaggi.


Quello che è successo dopo è stato molto eloquente. Erano presenti cinque rappresentanti del governo degli Stati Uniti (inizialmente tre, e altri due sono arrivati ??nel corso dell’udienza), seduti nei banchi dietro agli avvocati. Gli avvocati della pubblica accusa si sono immediatamente messi in contatto con i rappresentanti degli Stati Uniti, quindi si sono recati con loro fuori dall’aula per decidere circa la fissazione delle date delle udienze.


Dopo la pausa, la difesa ha dichiarato di non essere in grado, secondo il loro parere professionale, di prepararsi adeguatamente se la data dell’udienza fosse stata mantenuta a febbraio, ma che l’avrebbe fatto secondo le istruzioni della Baraitser, e ha comunque proposto un calendario per la consegna delle prove. Nel rispondere a questo, il giovane legale di Lewis si e’ recato in fondo al tribunale per consultare nuovamente gli americani, mentre Lewis comunicava al giudice che stava “prendendo istruzioni da quelli dietro”. È importante notare che mentre lo diceva, non era l’ufficio del procuratore generale del Regno Unito a essere consultato, ma l’ambasciata degli Stati Uniti. Ricevute le sue istruzioni americane, Lewis ha convenuto che la difesa avrebbe potuto disporre di due mesi per preparare le prove (la difesa aveva affermato di aver bisogno di un minimo di tre mesi), ma la data dell’udienza di febbraio non poteva essere spostata. Baraitser ha poi pronunciato la sua decisione concordando su tutto ciò che Lewis aveva detto.


A questo punto, non era chiaro il motivo per cui eravamo lì seduti ad assistere a questa farsa. Il governo degli Stati Uniti stava dettando le sue istruzioni a Lewis, il quale trasmetteva quelle istruzioni a Baraitser, che a sua volta le pronunciava come sua decisione legale. La farsa avrebbe anche potuto essere interrotta, con il governo degli Stati Uniti semplicemente seduto sullo scranno del giudice a controllare l’intero processo. Nessuno poteva sedersi lì e credere di assistere a un vero processo legale, o che Baraitser stesse prendendo in considerazione anche solo per un momento gli argomenti della difesa. Le sue espressioni facciali nelle poche occasioni in cui guardava la difesa andavano dal disprezzo, alla noia, al sarcasmo. Quando guardava Lewis, invece, era attenta, aperta e cordiale.


L’estradizione è stata chiaramente affrettata secondo un calendario dettato da Washington. A parte il desiderio di precedere il corso delle attività del tribunale spagnolo che potrebbe fornire prove sull’attività della CIA nel sabotare la difesa, cosa rende la data di febbraio così importante per gli Stati Uniti? Gradirei qualsiasi pensiero.

Fonte: L’Antidiplomatico

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