Ravenna. L’armatore rinuncia al carico di armi. Appello dei sindacati palestinesi

Ravenna. L’armatore rinuncia al carico di armi. Appello dei sindacati palestinesi

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di Stefano Porcari

Dopo Livorno e Napoli anche nel porto di Ravenna era stato annunciato un boicottaggio dei portuali nei confronti di una nave che avrebbe dovuto caricare armamenti destinati a Israele.

I portuali di Ravenna avevano reso noto che il prossimo 3 giugno la nave Asiatic Liberty dell’armatore Zim (lo stesso dell’Asiatic Islands tenuta alla larga a Livorno e Napoli), avrebbe ormeggiato alle banchine in concessione alla società T.C.R. S.p.A. per imbarcare, tra l’altro, uno o più contenitori con materiale ad uso bellico destinato al porto israeliano di Ashdod.

Per questo, i lavoratori del porto di Ravenna “sentono la responsabilità morale di fare quanto sia nelle proprie possibilità per testimoniare il proprio impegno a favore della pace e si rifiutano di essere in qualsiasi modo complici di quel tragico conflitto o della messa in pericolo del fragile cessate il fuoco in corso”.

Per questi motivi il 3 giugno era stato convocato lo sciopero degli operatori portuali di Ravenna. Ma, a quanto pare, l’armatore della nave ha rinunciato al carico di esplosivi dopo che i sindacati Filt, Uil Trasporti e Fit di Ravenna avevano proclamato lo sciopero, che ora però è stato revocato.

Nel frattempo i sindacati palestinesi, hanno lanciato un appello internazionale chiamando all’azione i sindacati nel resto del mondo.

Qui di seguito il testo dell’appello dei sindacati palestinesi:

I sindacati palestinesi e le organizzazioni dei lavoratori di tutta la Palestina chiedono ai fratelli e alle sorelle del movimento sindacale globale di agire con urgenza in solidarietà con la lotta per la libertà e la giustizia del popolo palestinese. Mentre gruppi di coloni israeliani e le forze di occupazione portano avanti una campagna di violenza e di pulizia etnica a Gaza, Sheikh Jarrah, Lydd e Haifa, i lavoratori palestinesi sopportano il peso di questa aggressione e sono in prima linea nella lotta per la liberazione. Questa settimana, attivisti e sindacati palestinesi hanno indetto uno sciopero generale nella Palestina storica. È stato il primo sciopero nella nostra storia recente a cui hanno partecipato tutti i palestinesi, di tutti i territori.

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Ma, per ottenere la nostra liberazione, abbiamo bisogno della solidarietà dei nostri compagni e amici del movimento sindacale internazionale. Mentre Israele intensifica i suoi attacchi e la sua brutalità, abbiamo bisogno di questa solidarietà più che mai, e con urgenza se vogliamo fermare i massacri che compie la macchina da guerra israeliana.

Ti invitiamo a schierarti con noi, a parlare, ad agire. Come sindacati abbiamo, a livello internazionale, una nobile tradizione di resistenza all’oppressione. Abbiamo il potere di isolare i regimi razzisti. Il movimento sindacale globale ha sempre svolto un ruolo chiave e di stimolo nel suo coraggioso impegno a favore dei diritti umani, con l’adozione di misure concrete, innovative e dirette dal mondo del lavoro contro i regimi oppressori. Il boicottaggio sindacale all’apartheid in Sud Africa spicca come un luminoso esempio di questa tradizione di efficace solidarietà.

Nello spirito dell’internazionalismo e della solidarietà, chiediamo ai sindacati di:

  • Dichiarare pubblicamente e con fermezza la loro solidarietà con il popolo palestinese ed esprimere sostegno alla campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele per costringerlo ad agire in adempimento del diritto internazionale.
  • Partecipare ai futuri scioperi generali indetti dalle organizzazioni popolari palestinesi e dai sindacati, organizzando proteste e iniziative in concomitanza con essi.
  • Contribuire alle casse di resistenza per le spese legali a sostegno dei palestinesi arrestati da Israele e elargire fondi a sostegno di futuri scioperi.
  •  Adottare misure immediate e concrete per garantire che i sindacati stessi non siano complici dell’oppressione israeliana, ad es. disinvestendo fondi pensione da aziende complici dell’occupazione israeliana, incoraggiando i lavoratori a rifiutarsi di trattare merci israeliane e / o incoraggiando lavoratori a rifiutarsi di fabbricare armi israeliane.

General Union of Palestinian Women

Professional Associations Federation including:

Palestine Dental Association

Palestinian Bar Association

Palestine Doctors Association

Palestinian Pharmacists

Syndicate Agricultural Engineers Association

General Union of Health Service Workers

General Union of Agricultural and Food Industries Workers

General Union of Service and Private Business Workers

General Union of Construction Workers

General Union of Textile and Garment Workers

Syndicate of Workers in Popular and Civil OrganisationsVeterinary Association

Palestine New Federation of Trade Unions

General Federation of Independent Trade Unions

Tratto da: Contropiano.org

Fonte foto: Ravenna24ore

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