Food System Summit 2021: un monologo delle multinazionali

Food System Summit 2021: un monologo delle multinazionali

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Tempo di lettura: 3 min

Di Sergio Scorza

Centinaia di organizzazioni, espressioni della società civile di tutto il mondo, hanno rifiutato un coinvolgimento formale al vertice non condividendone i principi su cui nasce.

Tra queste anche Slow Food, che attraverso una lettera indirizzata al segretario ONU António Guterres e firmata da altre 550 organizzazioni operanti nel settore alimentare, ha rispedito al mittente l’invito a prendere parte al raduno.

«Il rischio più grande», spiega l’associazione «è rappresentato dal corporate capture, quel fenomeno per cui l’industria privata usa la sua influenza politica per prendere il controllo dell’apparato decisionale dello Stato, come le agenzie di regolamentazione, gli enti che applicano la legge e i governi. Tutto ciò può tradursi in leggi e politiche di cui beneficiano le corporazioni, mentre spesso l’ambiente, le persone a basso reddito e le comunità di colore risultano danneggiate».

In prossimità del Food Summit Vandana Shiva ha scritto: “Negli ultimi tre decenni, la globalizzazione aziendale basata sulla deregolamentazione del commercio ha facilitato la diffusione di un sistema alimentare industriale che oggi è diventato la forza antropocentrica più significativa, violando i confini planetari, i limiti ecologici, l’integrità delle specie, delle culture e delle comunità. Un sistema alimentare non sostenibile è anche un sistema alimentare ingiusto, che vìola il diritto umano al cibo e alla salute, alla vita e ai mezzi di sussistenza.”

L’agricoltura industriale non è un sistema alimentare, visto che non riesce a produrre cibo nutriente. È, al contrario, un sistema anti-alimentare, che immette sul mercato «prodotti alimentari» tossici, vuoti dal punto di vista nutrizionale e ad alta intensità chimica.

Questa mercificazione del cibo non solo non nutre le persone, ma contribuisce alla fame, alla malnutrizione e alle malattie croniche in tutto il mondo.

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I veleni presenti nel nostro cibo e nell’ambiente combinati alle carenze nutrizionali stanno portando a un aumento esponenziale di malattie croniche, tra cui obesità e diabete, danni al fegato e ai reni, infertilità, problemi riproduttivi, difetti di nascita, alterazioni endocrine, cancro, malattie neurodegenerative.

Le esternalità sanitarie del sistema alimentare e agricolo industriale, indifferente all’intima connessione tra la salute del suolo e la salute del nostro microbioma intestinale, conducono a pandemie che uccidono milioni di persone ogni anno.

La violenza contro la terra si sta trasformando in una guerra contro la salute. La salute del pianeta e la nostra salute sono intimamente interconnesse. Rigenerare il pianeta attraverso processi ecologici è diventato un imperativo di sopravvivenza per la specie umana e il creato.

Il Food Summit 2021 ha bisogno di coscienza. È guidato dall’avidità, minaccia l’integrità della creazione e vìola i principi dell’ecologia integrale. I «diritti di proprietà intellettuale» sui semi e sugli organismi viventi sono la prossima tappa dell’appropriazione dell’opera della creazione e dell’innovazione collettiva e cumulativa degli agricoltori che per generazioni hanno evoluto i semi che ci nutrono.

Con il pretesto di combattere la fame nel mondo, i nuovi Ogm vengono immessi sul mercato attraverso la deregolamentazione. Si prendono i brevetti attraverso il sequenziamento digitale, aggirando le leggi internazionali che proteggono l’integrità dei semi e la sovranità alimentare delle comunità che sono custodi della loro ricchezza di biodiversità.

L’illusione della «dematerializzazione» è il tentativo contemporaneo di appropriarsi dell’opera della creazione, del nostro mondo vivente, delle fonti di sostentamento per il bene comune.

Gli odierni imperi del seme si basano sul ritagliare territori sulla vita attraverso la «mappatura» dei genomi. Il linguaggio della «smaterializzazione» del seme viene introdotto per creare l’illusione che fare una mappa genomica sia «creazione» del seme.

Ma i semi non scompaiono. I semi dei contadini sono ancora la base materiale per la selezione e la coltivazione delle colture alimentari. Oggi, la biopirateria e gli attacchi alla biodiversità e alle conoscenze indigene si realizzano attraverso la convergenza dell’informatica e della biotecnologia.

Il linguaggio della «dematerializzazione» è la violazione del seme e del cibo come prova delle condizioni materiali del nostro essere, della nostra salute, come membri integrali della famiglia della terra.

Continuando a violare l’integrità della creazione, le leggi dell’ecologia, della biodiversità, dell’auto-organizzazione e dell’armonia che sostengono la vita, intensifichiamo le guerre contro la terra e il suolo, i contadini e le popolazioni locali.

Il cammino dell’ecologia integrale è basato sulla co-creazione con la natura, sulla coltivazione della terra in connessione con gli altri membri della nostra famiglia terrestre, sulla biodiversità, sull’interconnessione e sulla sinergia, e non sul capitale, sui combustibili fossili e sui prodotti chimici.

Quando pratichiamo un’agricoltura in armonia con la creazione e all’unisono con i processi ecologici della terra, ci prendiamo cura della terra, del suolo, della nostra salute. Partecipiamo ai processi di rigenerazione del seme e della biodiversità, del suolo e dell’acqua, rigenerando persone sane, comunità sane, economie sane.”

Fonti: www.retisolidali.it, www.focsiv.it, Contropiano

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