Cisgiordania e Gerusalemme Est: 4 bambini su 5 si sentono ”abbandonati dal mondo”

Cisgiordania e Gerusalemme Est: 4 bambini su 5 si sentono ”abbandonati dal mondo”

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Tempo di lettura: 3 min

Tristezza, paura, depressione e ansia i principali segni di disagio mostrati dai bambini

Quattro bambini su cinque in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, hanno dichiarato di sentirsi abbandonati dal mondo dopo che le loro abitazioni sono state demolite dalle autorità israeliane. Questo è quanto rivela oggi un nuovo rapporto di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – mentre i residenti palestinesi dei quartieri di Gerusalemme Est di Sheikh Jarrah e Silwan vengono sfrattati dalle loro case in attesa delle decisioni della Corte Suprema israeliana.
Questo il dato principale che emerge dalla pubblicazione del rapporto “Speranza sotto le macerie: l’impatto delle politiche di demolizione israeliane sui bambini palestinesi e sulle loro famiglie”, redatto grazie al coinvolgimento da parte dell’Organizzazione di 217 famiglie palestinesi, tra cui 67 bambini tra i 10 e i 17 anni, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, le cui case sono state demolite dalle autorità israeliane negli ultimi dieci anni. L’ottanta per cento dei bambini intervistati ha affermato di non avere più fiducia nella capacità non solo della comunità internazionale, ma anche delle autorità e persino dei loro genitori di aiutarli e proteggerli. Hanno detto di sentirsi impotenti e di provare disperazione pensando al futuro. “Nessuno ha impedito loro – o potrebbe impedirglielo in futuro – di distruggere la nostra casa, le nostre vite. Allora perché dovrei provare a sognare un futuro migliore?” racconta Fadi*, 16 anni.
Il rapporto ha anche rilevato che la maggior parte dei genitori (76%) e degli operatori sanitari si sente impotente e incapace di proteggere i propri figli dopo aver perso la casa. Provano vergogna (75%), irritazione e rabbia (72%), oltre ad essere emotivamente distanti dai loro figli (35%).

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“Questi risultati scioccanti dovrebbero essere un segnale di avvertimento per la comunità internazionale: i bambini e le loro famiglie si sentono sconfitti e impotenti. Dal 1967, le autorità israeliane hanno demolito 28.000 case palestinesi. Ogni demolizione ha sradicato un’intera famiglia, distruggendo i sogni e le speranze di 6.000 bambini e delle loro famiglie negli ultimi 12 anni. Queste demolizioni non solo violano il diritto internazionale, ma rappresentano anche un ostacolo al diritto dei bambini di avere una casa sicura e di poter andare a scuola in sicurezza. In quanto paese occupante, Israele deve proteggere i diritti di coloro che vivono sotto l’occupazione, in  particolare i bambini” ha dichiarato Jason Lee, Direttore di Save the Children per i Territori Palestinesi Occupati.
Sette bambini su dieci hanno affermato di sentirsi socialmente isolati e di non avere alcun contatto con le loro comunità dopo che le loro case sono state demolite. Faris*, 14 anni, racconta: “Continuiamo a spostarci per trovare un posto dove vivere e l’instabilità mi sta facendo impazzire. Sento che ovunque io vada, verranno e distruggeranno la mia vita”.
La maggior parte dei bambini intervistati ha mostrato evidenti segni di disagio, tra cui tristezza, paura, depressione e ansia. I bambini hanno raccontato di avere incubi frequenti, di sentirsi come se non ci fosse un posto sicuro per loro e di essere paralizzati dalla paura. “Tutto ciò che ho sono ricordi tristi. Sono ancora traumatizzato dall’immagine dei soldati e dei loro cani che attaccano e feriscono mio padre [durante la demolizione]. Faccio incubi sulle ruspe che spazzano via casa nostra pietra dopo pietra e il rumore delle esplosioni mi perseguita ancora” racconta Ghassan*, 15 anni.
La maggior parte delle famiglie (80%) ha dichiarato che l’impatto sulle loro condizioni economiche è stato devastante: oltre un quarto di loro ha perso il lavoro dopo la demolizione e la situazione è aggravata dall’aumento vertiginoso del costo della vita. Nonostante ciò, pochissime famiglie dicono di aver ricevuto un risarcimento o un sostegno finanziario per ricostruirsi una vita.
“A meno che la comunità internazionale non riterrà il governo di Israele responsabile di tali violazioni, le case e le scuole continueranno ad essere demolite e i bambini pagheranno il prezzo più alto. I bambini devono poter sperare di nuovo. Senza speranza non c’è possibilità per i bambini di vivere in pace. Il cessate il fuoco del mese scorso arrivato dopo l’aumento delle violenze a Gaza e nel sud di Israele è solo il primo passo. La comunità internazionale non può dimenticare il suo obbligo di difendere i diritti dei bambini palestinesi e di fare pressione per una soluzione a lungo termine a un conflitto decennale” ha aggiunto Jason Lee.
Save the Children esorta il nuovo governo israeliano a porre immediatamente fine alla demolizione di case e proprietà nei Territori Palestinesi Occupati e a revocare le politiche che contribuiscono a creare un ambiente coercitivo e aumentano il rischio di trasferimento forzato delle comunità palestinesi.
L’Organizzazione, insieme ai suoi partner, aiuta le famiglie colpite dalle demolizioni fornendo supporto psicosociale ai bambini e ai loro genitori attraverso sessioni di consulenza individuali e di gruppo.
(28 Giugno 2021)

Tratto da: Antimafiaduemila

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