Strage di Bologna, il minuto di silenzio in piazza e stazione

Strage di Bologna, il minuto di silenzio in piazza e stazione

2 Agosto 2020 0 Di VivereInformati

Bolognesi: “Le speranze di ottenere verità cominciano a realizzarsi”

Sono le 10.25 in punto quando piazza Maggiore si è stretta in un lungo silenzio accompagnato dal fischio del treno che ricorda le 85 vittime e gli oltre 200 feriti della strage del 2 agosto 1980. Il minuto di silenzio è stato poi interrotto da un lungo e commosso applauso di quanti (poco più di mille persone) hanno potuto presenziare all’evento, quest’anno vissuto in forma ridotta. Infatti, per la prima volta, a causa dell’emergenza sanitaria, non si è tenuto il tradizionale corteo che da piazza Maggiore arriva fino al piazzale della stazione.
Ma ciò non ha impedito di fare memoria e tornare a chiedere il massimo impegno delle istituzioni affinché sia fatta davvero giustizia.

Verità per gli italiani
“Le possibilità di arrivare alla verità cominciano a realizzarsi grazie al lavoro attento della Procura generale di Bologna. Sono passati 40 anni e finalmente il nostro desiderio di avere verità comincia a realizzarsi possibile, grazie al lavoro della Procura generale di Bologna che, hanno seguito il denaro di Licio Gelli e analizzato la mole digitalizzata di atti che gli abbiamo forniti. Vogliamo la verità completa perché questo non sarà un beneficio solo per i familiari delle vittime, ma per tutti gli italiani”. Con queste parole il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della bomba del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi, è intervenuto dal palco della commemorazione della strage di Bologna in piazza Maggiore. Un intervento, il suo, in cui ha voluto esprimere il proprio plauso alla magistratura che in questi ultimi anni si sta adoperando per raggiungere un nuovo tassello di verità e dare un volto anche ai mandanti di quell’efferato delitto che ha insanguinato l’Italia.
“Magistrati coraggiosi hanno reso oggi onore a un altro grande magistrato, Mario Amato, ucciso dai terroristi Cavallini e Ciavardini, appartenenti allo stesso gruppo terroristico di Mambro e Fioravanti, giorni prima del 2 agosto proprio perché stava indagando sugli inconfessabili legami tra la galassia fascista e le coperture e i finanziamenti ad appartenenti ad apparati dello Stato”, ha ricordato Bolognesi. Quell’Amato che aveva annunciato “che le sue indagini lo stavano portando alla visione di una verità d’assieme coinvolgente responsabilità ben più grandi di quelle degli esecutori degli atti eversivi”.

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Paolo Bolognesi © Imagoeconomica


La ricerca dei mandanti esterni
“Da altri processi, in primis da quello sul crac del Banco Ambrosiano e da quello per la strage di piazza della Loggia, a Brescia – ha sottolineato dal palco –, sono emersi importanti riscontri che collegano i terroristi fascisti a Licio Gelli: un unico filo nero che parte dal capo della loggia massonica P2 e arriva agli esecutori materiali che piazzarono la bomba alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, passando per apparati dello Stato intervenuti per permettere la perfetta esecuzione della strage e deviare le indagini”. Quindi ha aggiunto: “I risultati della maxi-indagine sui mandanti confermano che quel vile attentato fu una bomba nera, pensata dai vertici della P2, eseguita dalla manovalanza fascista dei Nar, protetti da uomini della P2, inseriti nei punti nevralgici dei Servizi segreti. Si voleva colpire Bologna la rossa. Ma nel loro progetto criminale di potere, esecutori e burattinai fecero un solo errore. Non tenere conto della reazione dei cittadini di Bologna”. Poi ha denunciato come sia “sconvolgente il trattamento di favore di alcuni responsabili, ricompensati lautamente per il loro silenzio. Non hanno mai collaborato, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star”.
Nell’incessante richiesta di verità e giustizia più di un pensiero è stato rivolto ai magistrati della Procura generale di Bologna, “che con il loro lavoro continuano ad aggiungere tasselli preziosi per poter raggiungere la completa verità sui retroscena della strage del 2 agosto”. A loro il Presidente Bolgonesi si è rivolto per dire due cose: “La prima è ‘grazie’, la seconda è: ‘Mai, mai, mai sarete lasciati soli. Non sarete mai, mai lasciati soli. L’associazione è con voi, il Paese è con voi”.
Infine, nel suo lungo intervento, Bolognesi ha anche puntato il dito contro le istituzioni in primo luogo denunciando come ancora non sia stata data attuazione alla legge sui risarcimenti. Dall’approvazione “sono passati 16 anni, in molti sono venuti qui a promettere, ma la legge non è ancora completa. È una cosa meschina promettere e non mantenere” ha protestato ricordando quanto accaduto lo scorso anno in occasione della finanziaria, quando gli articoli collegati all’attuazione della legge 206 del 2004 alla fine non erano stati più inseriti.
E poi ha puntato il dito anche contro la “direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti classificati”. “Un guscio vuoto” nel momento in cui “tutti i documenti dovevano essere versati” e così non è stato.

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Vito Crimi © Imagoeconomica


Crimi: “Possiamo solo chiedere scusa per non aver dato risposte”
All’evento sono intervenuti il viceministro dell’Interno, Vito Crimi, e la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il primo, parlando con i giornalisti, ha dichiarato che il governo ha “attivato le procedure per aumentare la capacità della direttiva” sulla declassifica degli atti, in modo da “superare le criticità” e cercare “il filo conduttore” tra tutte le stragi. Al contempo, però, ha ribadito che di fronte al trascorrere del tempo che non porta definitive risposte, “le scuse sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza. L’imperativo è fare presto perché la verità emerga in superficie, fare presto perché non possiamo tollerare che chi ha già sofferto la perdita del proprio caro debba subire 40 anni di omissioni e depistaggi. si è arrivati a piegare le istituzioni pur di nascondere la verità”. “Quarant’anni pesano come un macigno e l’unica risposta da parte delle istituzioni sarebbe dovuta essere: ‘Ecco questa è la completa verità’, non avrebbe cancellato il dolore ma raccontato di uno stato vicino alle vittime e ai familiari. Dinnanzi al dolore immutabile che non conosce l’oblio del tempo – ha aggiunto il viceministro Crimi – si può chiedere solo scusa per non avere ancora portato qui tutte le dovute e necessarie risposte”.
Anche la Presidente del Senato Casellati è intervenuta nel corso delle commemorazioni: “E’ tempo di aprire i fascicoli. E’ tempo di toglierli dai cassetti. Bologna non è più soltanto un caso giudiziario: è diventata un argomento storico. E la storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli ‘omissis’. La storia si scrive con l’inchiostro indelebile della verità. Questo è l’impegno che sento di assumere e che si muove in quel percorso di trasparenza e verità che voglio portare fino in fondo a qualunque costo. Perché non succeda che chiunque azzardi interrogativi o verifichi ipotesi possa essere tacciato di depistaggio. Il pregiudizio è il maggiore nemico della verità. Un Paese che non fa di tutto per conoscere la sua storia e quindi la verità non ha futuro. Lo ripeto, non ha nessun futuro. Perché solo la verità ci renderà liberi”. La speranza è che non siano le solite parole di circostanza e che l’impegno assunto possa essere effettivamente mantenuto.

Così invece, su Facebook, il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra, ha voluto ricordare la strage di Bologna. “La storia della Repubblica fin dagli inizi si accompagna ad eventi stragisti, eventi che hanno ritmato la crescita difficoltosa verso una piena democrazia. Si è cominciato con Portella delle Ginestre per arrivare alle stragi ‘mafiose’ continentali a Firenze, Roma e Milano. E, spessissimo, depistaggi volti ad impedire l’accertamento della verità. Anche a Bologna”. Poi Morra ha aggiunto: “Perché esistono sistemi criminali, di cui è stata parte integrata la mafia, che hanno contrastato la crescita della coscienza democratica italiana. Con responsabilità gravi in parti dello Stato”.

Tratto da: Antimafiaduemila