21 anni di barbarie e di menzogne contro la Yugoslavia

21 anni di barbarie e di menzogne contro la Yugoslavia

24 Marzo 2020 0 Di VivereInformati

Oggi ricorre il 21esimo “anniversario” dall’inizio dei bombardamenti della ex Repubblica Federale Yugoslava. “Il 24 marzo 1999, violando ogni legalità internazionale e ogni diritto umano, i bombardieri della NATO iniziarono i loro raid contro quella che allora si chiamava Repubblica Federale Yugoslava di Serbia e Montenegro. Il governo italiano, guidato da D’Alema, appoggiato in questo caso da Berlusconi, con il consenso del presidente della Repubblica Scalfaro, decise di partecipare alla guerra. In realtà la decisione l’aveva già presa il governo Prodi, che prima di cadere per il venir meno del sostegno di Rifondazione Comunista, aveva deliberato l’Act Order con il quale si predisponevano le nostre forze armate alla guerra sotto comando NATO.

Così i bombardieri italiani ebbero l’onore, D’Alema ha sempre rivendicato l’impresa, di partecipare alla prima guerra europea dal 1945, al primo bombardamento aereo di una capitale europea, Belgrado, dalla sconfitta del fascismo.

Non c’erano risoluzioni ONU che neppure lontanamente autorizzassero l’intervento della NATO. La guerra avveniva in brutale violazione del diritto internazionale e per noi in spregio dell’articolo 11 della Costituzione. Allora per giustificarla comparve per la prima volta quel termine “comunità internazionale” che poi è diventato di uso comune – fino ai giorni nostri, fino all’aggressione al Venezuela – per giustificate le guerre banditesche di USA, NATO, Unione Europea e Israele.

Comunità internazionale vuol dire che un gruppo di paesi ricchi e potenti, in minoranza tra gli stati del mondo, si arrogano il diritto di usare la loro forza militare per dominare il mondo. Comunità internazionale è l’esatto opposto di legalità internazionale.

L’aggressione chiamata Allied Force durò fino a giugno 1999, per 78 giorni i bombardieri NATO compresi quelli italiani scaricarono morte e alla fine migliaia di civili vennero uccisi, centinaia di migliaia rimasero senza casa e senza lavoro, le officine Zastava vennero rase al suolo come tante altre fabbriche, lasciando in miseria per decenni intere comunità.

Tutto il territorio di Serbia e Montenegro fu avvelenato da tonnellate di uranio impoverito sparato dalle forze NATO, che ancora oggi mietono vittime tra la popolazione e anche tra i militari NATO, compresi quelli italiani, che da allora presidiarono il Kosovo. 

Il Kosovo, fu per quella terra a maggioranza albanese, formalmente parte della Serbia, che si scatenò la guerra. Le forze indipendentiste di quel paese guidate dall’UCK, organizzazione che si finanziava anche col commercio della droga ed il traffico di organi umani, avevano scatenato la guerriglia alla quale aveva risposto l’intervento militare serbo. 

Era l’ultimo atto della lunga guerra civile che dal 1992 aveva smembrato la Yugoslavia. La cui frantumazione era stata spinta dalla Germania, dalla nascente Unione Europea, dal Vaticano di Papa Giovanni II e ovviamente dagli USA. Per interessi diversi ma convergenti, di fronte al crollo del socialismo reale, tutti volevano economicamente, politicamente e persino sul piano religioso giungere alle frontiere con la Russia.

L’espansione verso est dell’Unione Europea e della NATO scelse come vittima sacrificale la Yugoslavia, alimentandone e armandone ogni separatismo. E oggi UE e NATO tengono in piedi il governo ucraino con ministri nazisti, mentre il Parlamento europeo ha appena votato una risoluzione di rottura con la Russia ed i paesi che confinano con essa si armano.

La sostituzione della comunità internazionale occidentale alla legalità internazionale, la marcia verso est di Germania e USA, UE e NATO sono due componenti fondamentali della guerra alla Yugoslavia, che giungono fino al mondo di oggi. Ma non sono le sole. Ce ne è anche una terza che venne messa in campo allora e che oggi domina il nostro mondo: la diffusione da parte del potere di fakenews determinanti per giustificare e propagandare la guerra. 

Il casus belli di allora fu il cosiddetto massacro di Racak, un combattimento tra UCK e forze militari serbe che la propaganda mediatica USA trasformò in una strage di donne e bambini.

L’equipe di medicina legale finlandese incaricata di far luce sul presunto massacro di Racak alla conclusione dei suoi lavori, ammise di non aver trovato le prove che le vittime fossero effettivamente civili sommariamente giustiziati. Alla notizia venne dato un certo risalto su numerosi giornali tedeschi, in quanto lo sdegno internazionale per il massacro – l’allora capo della missione Osce in Kosovo William Walker ne aveva immediatamente incolpato le forze serbe – aveva contribuito in maniera determinante a rafforzare in seno all’Alleanza atlantica la decisione di intervenire militarmente contro la Serbia per impedire il genocidio dei kosovari.

All’epoca le autorita’ jugoslave avevano smentito la paternita’ del massacro, suggerendo che le vittime erano guerriglieri dell’Uck, rimasti uccisi negli scontri a fuoco con le forze armate serbe. L’Uck, sempre secondo Belgrado, li avrebbe quindi rivestiti e utilizzati per una ben orchestrata campagna propagandistica.Uno dei problemi di fondo e’ che, secondo le dichiarazioni rilasciate all’inizio del 1999 dall’Osce, le vittime sarebbero state uccise a freddo e spesso con un colpo sparato da breve distanza: ma i medici legali trovarono tracce di polvere da sparo unicamente su uno dei 40 corpi presi in esame.

Quella strage, di cui oggi è dimostrata l’invenzione, imperversò sui nostri mass media e nel suo nome partirono i bombardamenti “umanitari”. In Italia anche CGILCISLUIL si schierarono con la guerra, giustificata ipocritamente come “contingente necessità”. Si metteva in moto allora quella macchina delle bugie che poi abbiamo visto in azione in Iraq, in Siria, in Libia in ogni guerra occidentale, ultima quella che si sta montando contro il Venezuela.

Sì, dobbiamo ricordare la sporca guerra di venti anni fa perché essa ha dato il via alla terza guerra mondiale a pezzi denunciata da Papa Francesco. 

Milosevic non fu responsabile di crimini di guerra in Bosnia, punto. A metterlo nero su bianco è proprio il Tpi (tribunale penale internazionale), anche se non è un’assoluzione perché il processo contro l’ex presidente serbo è terminato con la sua morte. Ma i giudici dell’Aja una sentenza l’hanno emessa e nelle oltre 2500 pagine, con cui motivano la condanna a 40 anni di carcere contro il leader dei serbi di Bosnia, Radovan Karadzic, scrivono chiaramente che dietro le atrocità compiute nel conflitto balcanico non c’era Milosevic. I magistrati, infatti, sostengono che sia Milosevic sia Karadzic volevano preservare l’unità della Jugoslavia, ma che il leader di Belgrado non voleva reagire alla «dichiarazione di sovranità dell’assemblea di Serbia-Bosnia-Erzegovina, fatta in assenza dei delegati serbi» con l’istituzione della Repubblica serba di Bosnia perché riteneva errato compiere un atto illegale in risposta a un altro atto illegale. Ma non solo. Negli incontri ufficiali e non con i rappresentanti dei serbi di Bosnia e con i membri del suo governo ripeteva sempre che «tutti i cittadini di altre nazioni ed etnie vanno protetti e che l’interesse nazionale dei serbi non è la discriminazione». Dulcis in fundo, dal verdetto Karadzic emerse anche che Milosevic cercò di far ragionare i serbo-bosniaci, sostenendo che «più importante di tutto era mettere fine alla guerra e che il mondo non avrebbe accettato che i serbo-bosniaci, con un terzo della popolazione della Bosnia Erzegovina, controllassero oltre la metà del territorio». «L’errore più grande dei serbo-bosniaci aveva detto Milosevic in alcune riunioni era di volere la sconfitta totale dei musulmani di Bosnia».

Peccato che solo dopo 20 anni sia emersa la verità e che questa verità non trovi spazio sui media, i quali si erano superati in passato nel dipingere Milosevic come il mostro senza scrupoli che aveva pianificato la pulizia etnica nei Balcani.


Il centro sinistra mondiale di allora, da Clinton a Prodi a D’Alema, fu uno dei principali responsabili dell’avvio di questa stagione di guerre e anche, e non è un caso, della distruzione della sinistra e del ritorno in campo della destra reazionaria. Il bombardamento di Belgrado fu un crimine e diffuse un veleno politico che continuerà ad intossicare il mondo occidentale. Finché la UE e la NATO non verranno messe in discussione, proprio nel nome di quei principi di democrazia e umanità che per esse sono diventati solo slogan da appiccicare sulle ali dei bombardieri.”

Tratto da:

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-24_marzo_1999_20_anni_dopo_le_barbarie_nato_contro_la_jugoslavia/6121_27676/

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2001/01/18/Esteri/JUGOSLAVIA-DUBBI-SUL-MASSACRO-DI-RACAK_173400.php

http://www.ilgiornale.it/news/politica/allaia-ci-ripensano-milosevic-non-era-colpevole-1300909.html

Fonte foto: L’Antidiplomatico