Negare la mafia è un errore che pagheremo tutti

Negare la mafia è un errore che pagheremo tutti

2 Novembre 2019 0 Di VivereInformati

“Prima le pronunce della Corte europea dei diritti dell’Uomo e della Consulta sull’ergastolo ostativo e poi quella della Corte di Cassazione sul ‘Mondo di Mezzo’: da un po’ di tempo a questa parte sta prendendo sempre più piede “una visione normalizzata delle stragi del 1992-1993” che porta ampi settori della società civile a non ritenere più la Mafia “una minaccia con caratteristiche speciali e potenzialità eversive peculiari”, ma a interpretarla come un fenomeno “che non sia un rischio maggiore della criminalità comune”. E chi, tra gli intellettuali italiani, porta avanti questo “negazionismo” non sa che sta commettendo “un tragico errore, che farà scorrere altro sangue e che pagheremo tutti”. A lanciare l’allarme, con una lettera appello pubblicata oggi da “Il Fatto Quotidiano”, sono Paolo Borrometi (vicedirettore Agi), gli ex componenti della commissione antimafia Davide Mattiello e Lucrezia Ricchiuti, e i professori Maria Agostina Cabiddu (ordinario a Milano di Istituzioni di diritto pubblico) e Alberto Vannucci (ordinario a Pisa di Scienza politica). In particolare, preoccupa che la descrizione che si faceva della Mafia (come di “un anti-Stato violento che occupa gli spazi di quello ufficiale”) nella prima relazione della Commissione d’inchiesta all’indomani delle stragi di Capaci e via d’Amelio stia lasciando il passo alla convinzione che “il 416 bis (l’associazione di stampo mafioso, ndr) si applichi solo alle zone in cui le cosche hanno un visibile controllo del territorio”. Così come preoccupa chi mostra di ignorare la storia di questo Paese pensando “che i mafiosi definitivamente condannati debbano accedere agli stessi benefici detentivi dei ladri di macchine o dei truffatori degli assegni scoperti”. La conseguenza alla fine è una sola: se si nega la Mafia, si disperdono gli insegnamenti lasciati da Falcone e Borsellino, non si valorizza il lavoro dei magistrati delle procure più esposte e non si proteggono più quei cronisti sotto scorta che rischiano ogni giorno la vita per fare il loro lavoro.

Fonte:AGI