Il 22 Maggio 1873 morì il grande scrittore italiano Alessandro Manzoni

Il 22 Maggio 1873 morì il grande scrittore italiano Alessandro Manzoni

22 Maggio 2019 0 Di VivereInformati

BUONASERA CARI LETTORI, oggi torna la rubrica ‘untuffonelpassato”, con un ricordo davvero importante, che dovevamo per forza condividere con voi. Il protagonista è scrittore Alessandro Manzoni, nato a Milano il 7 marzo 1785. Figlio di Pietro Manzoni e Giulia Beccaria (figlia di Cesare), a causa delle problematiche familiari, viene affidato prima ai Somaschi di Mera- te e poi ai Barnabiti di Milano. Una delle sue prime opere fu “II poemetto II trionfo della Libertà” (1801), rivela e mette in luce l’impeto geniale e intellettualmente incontrollato di un ragazzo di appena 16 anni.Nel 1806 compone “il carme In morte di Carlo Imbonati” (1806), questo perché, la madre aveva abbandonato Pietro Manzoni e seguito Carlo imbonati a Parigi. Con lui convisse coniugalmente diventandone l’erede alla sua morte; e per lui Alessandro, affezionatissimo alla madre, ebbe sempre stima e rispetto. A Parigi entrò nei circoli e nei salotti illuministi avvicinando familiarmente Guizot, Constant, Cabanis e stringendo amicizie, come quella Fauriel, che ebbero forte influenza sulla sua formazione. Nel 1808 sposò, col rito evangelico, la calvinista Enrichetta Blondel, portandoli poi a convertirsi due anni dopo al cattolicesimo, che anche il Manzoni tornò a praticare e che fu il punto di arrivo di una lenta riconquista intellettuale del cristianesimo o di una edificante ricerca di un equilibrio interiore. Tra il 1816 e il 1822 elabora e compone Il Conte di Carmagnola (1820) e l’Adelchi (1822), attraverso un paziente lavoro di ricerca erudita. Ma questi anni sono caratterizzati anche dall’elaborazione di un’ode, “Il cinque maggio” (1821), scritta in occasione della morte di Napoleone Bonaparte esule a Sant’Elena.Gli anni che intercorrono tra il 1821 e il 1827 lo vedono impegnato nel romanzo, dalla prima stesura (1821-23) di Fermo e Lucia, vincolata negativamente da un romanticismo generico e facile, alla prima edizione, frutto di una rielaborazione veramente affaticante, dei Promessi Sposi (fino alla vigilia della stampa l’autore aveva proposto il titolo Gli Sposi Promessi) che segna progresso singolare, rispetto all’abbozzo, per tecnica narrativa, per rappresentazione di sentimento, e, dato non meno importante, per felicità espressiva. La seconda edizione infatti (1840-42), riprova la consapevolezza dell’autore, per sua natura pessimista, di aver fatto cosa veramente compiuta.Negli anni della maturità, non ebbe certamente vita facile: malanni fisici, turbamenti intimi, morti precoci di familiari. Dopo quattro anni di vedovanza, si risposò nel 1837 con Teresa Borri vedova Stampa, a cui egli sopravvisse, come a cinque dei sette figli avuti dal primo letto; eventi dolorosi, questi, non indifferenti, se non direttamente determinanti, per l’inaridirsi dell’attività creativa.Il 6 gennaio 1873 all’uscita dalla chiesa di San Fedele a Milano cadde battendo la testa su uno scalino procurandosi un trauma cranico con perdita di sangue; si accorse già dopo qualche giorno che le sue facoltà intellettive cominciavano a scemare.Purtroppo, il 22 maggio 1873, morì a causa di una meningite.

A cura di Vivere Informati